Screening

Esame audiometrico: ecco i test da fare ai neonati

L’udito è il primo dei cinque sensi a svilupparsi nel feto, già nell’utero materno infatti, si percepiscono vibrazioni sonore che, anche se ovattate dal liquido amniotico, mettono ugualmente in contatto il piccolo con il mondo esterno.

Tuttavia, i difetti uditivi possono essere riscontrati solo nei primi giorni dopo la nascita grazie all’aiuto di particolari esami, che riescono ad individuare forme congenite di sordità o piccoli deficit che potrebbero aggravarsi successivamente.

Nonostante siano pochi i bimbi che nascono totalmente sordi, occorre sottolineare che esistono vari livelli di sordità che se persistono a lungo, possono interferire con l’acquisizione del linguaggio influenzando negativamente anche le sue capacità comunicative ed il suo sviluppo relazionale.

Fortunatamente oggi i neonati vengono sottoposti ad alcuni test audiometrici, attraverso i quali è possibile capire se effettivamente sono o meno affetti da patologie uditive.

Il test più semplice e diffuso ma meno adatto perché spesso i piccoli non collaborano, consiste nel tenere il bimbo in braccio, mentre il medico, lontano dalla sua vista, produce rumori per vedere quali reazioni ha a questi stimoli.

Il test più efficace consiste, invece, nell’inserire dentro l’orecchio del neonato, una piccola sonda.

Dopo aver emesso un suono, l’orecchio interno (c.d. coclea), se risponderà a questo stimolo sonoro, produrrà un’amplificazione che sarà colta dalla sonda, se invece non rileverà nulla, bisognerà sottoporre il piccolo ad ulteriori controlli.

Lo screening uditivo neonatale suddivide dunque, i bambini in due gruppi: “negativi, ossia che presentano poche probabilità di essere affetti da patologie uditive, e quelli c“positivi”, nei quali esistono alte probabilità di essere affetti da danni uditivi significativi.