Bambina Con Cuffie 1024×536

Quanto male fa la musica “a palla” sul nostro udito

IN CHE MODO UN PIACERE PUO’ TRASFORMARSI IN UN DANNO PERMANENTE  

«Le nostre orecchie possono risentire di un volume di ascolto troppo elevato – spiega Orietta Calcinoni Specialista in otorinolaringoiatria e foniatria, responsabile del Servizio Orl per il Teatro alla Scala di Milano. – Negli spazi aperti o quando si suona in compagnia in una festa, aumentare l’intensità del suono innesca in molti un senso di piacere, di appartenenza. Questo perché si stimolano aree multifunzione della corteccia cerebrale. Il nostro cervello è dotato anche di una serie di sistemi che “autoriducono” la sensibilità delle nostre strutture sensoriali all’energia sonora. Non sempre, però, questo basta. E un piacere può trasformarsi in un danno, a volte permanente» .

Nel 2017 sono state emanate precise linee guida sui limiti da rispettare quando si fa musica all’aperto o in luoghi dedicati, come pure esistono molte normative che regolano l’acustica degli ambienti e dei luoghi pubblici. «Esistono anche tutele non solo per chi fruisce dell’ascolto, ma anche per gli artisti che nello spettacolo vivono e lavorano con particolare riguardo a chi deve utilizzare cuffie o in-ear monitor, o predisporre schermi o altri sistemi di diffusione del rumore per garantire un’adeguata tutela dai danni che potrebbero condizionare una carriera» puntualizza ancora la dott.ssa Calcinoni.

IL RISCHIO DI ACUFENI  

L’esposizione a suoni più alti di quelli permessi per legge senza le dovute precauzioni espone al rischio acufeni: si sentono fastidiosi fischi e ronzii. Il modo migliore per rimediare è allontanarsi dal suono troppo forte e abbandonarsi a una notte di sonno ristoratore. Se i ronzii persistono, è necessario consultare il medico.

Per evitare di essere vittime di questi ronzii è bene sapere che è opportuno allontanarsi dalla fonte del suono per 30 minuti ogni due ore o per 10 minuti ogni 45 minuti.

«Per un breve periodo ad alta esposizione si innesca una sofferenza reversibile: come il livido a seguito di una contusione; si avverte un senso di ovattamento, dei fischi, magari dolore ma in poche ore tutto torna a posto. Un’altissima esposizione, invece, come quella a un rumore impulsivo, uno scoppio o un’esposizione prolungata ad alte intensità creano un danno in genere irreversibile. Si distruggono alcune delle cellule che ci permettono di sentire i suoni. Ne abbiamo moltissime, ma sono distinte per frequenza come i tasti di un pianoforte. Un urto sonoro sulla nostra “tastiera uditiva” e quel tasto è perso per sempre. La scienza e la medicina stanno lavorando per recuperare questi sensori, ma il cammino è solo agli inizi» chiarisce l’esperta.

LA POSIZIONE PER UN ASCOLTO OTTIMALE E SENZA RISCHI  

Ecco allora che anche il luogo che si sceglie per l’ascolto è di fondamentale importanza: non è mai buona abitudine collocarsi nelle immediate vicinanze degli altoparlanti, ma meglio stazionare nei pressi del tavolo di mixaggio. Più nello specifico consiglia ancora l’esperta «In uno spazio aperto, specie un anfiteatro o un’arena, facilmente l’acustica del luogo diffonderà il suono. Vi è un rischio maggiore di riverbero del suono in una palestra o in un capannone adattato a luogo di spettacolo. Nello scegliere i posti diamo un’occhiata al sistema di amplificazione: ormai sono in genere “appesi”, molto in alto rispetto agli spettatori, ma se stiamo assistendo a una festa improvvisata o quasi potrebbe capitare che gli amplificatori siano accanto o davanti al palco. È chiaro che dobbiamo evitare di metterci lì, se non abbiamo protezioni adeguate».

QUALI PROTEZIONI ADOTTARE  

Anche se può sembrare un controsenso non si può fruire per un tempo troppo lungo di musica ad alto volume senza equipaggiarsi adeguatamente come ci aiuta a comprendere la dott.ssa Calcinoni: «Pago per sentire e mi tappo le orecchie? Non è proprio così se pensiamo che la protezione che danno i tappi, grazie ai materiali di cui sono fatti, è sul “rumore di fondo”, mentre in genere la voce, o Segnale, risulta più chiara poiché hanno un buon rapporto Segnale/Rumore. Non altrettanto se mettiamo nelle nostre orecchie carta o cotone. Se siamo dei “frequentatori seriali” potrebbe essere il caso di farci fare delle protezioni su misura: dei tappi che sono stampi in silicone del nostro condotto uditivo. Facili da usare e da pulire e … solo nostri! Meno costosi i dispositivi usa e getta, se nell’anno abbiamo non più di cinque occasioni di usarli».

Fonte: http://www.lastampa.it/2018/08/13/scienza/quanto-male-fa-la-musica-a-palla-sul-nostro-udito-RUYLF49sWsLB1xTr0wMa6M/pagina.html